In ricordo di Carla Grandi
Di seguito un ricordo di Carla su Il manifesto.

All’età di 100 anni e mezzo se n’è andata Carla Grandi, personalità di spicco nel mondo politico e sociale del Trentino, con il manifesto al tempo della sua fondazione. Il funerale si è svolto ieri a Trento.
Nata a Tuenno, in Val di Non, nel 1925, Carla ha avuto una vita molto intensa e ha ricoperto ruoli importanti, tra cui quello di consigliera regionale nella legislatura 1964-1968 e quello di presidente diocesana della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Laureata in Lettere, Carla Grandi ha svolto la sua attività professionale come insegnante nelle scuole superiori. Il suo impegno politico ha subito una profonda trasformazione negli anni ’60, nel pieno fermento del Concilio e dei movimenti studenteschi e operai, quando Carla ha compiuto scelte di rottura, lasciando la militanza nella Dc e diventando collaboratrice del manifesto, insieme all’amica e conterranea Lidia Menapace.
Una delle sue attività di maggior durata, che l’ha vista in prima linea fino a pochi giorni fa, è stata quella legata alla Rete Radié Resch di Solidarietà Internazionale. L’associazione, fondata nel 1964 dal giornalista Ettore Masina e da sua moglie Clotilde Buraggi insieme al prete operaio francese Paul Gauthier, è nata per favorire la costruzione di case a riscatto per i palestinesi più poveri, che all’epoca vivevano ancora in grotte come quella in cui era nato Gesù duemila anni prima. Il nome Radié Resch è quello di una bambina palestinese morta di stenti in un tugurio mentre aspettava di entrare nella nuova casa realizzata anche con il sostegno della Rete. Da allora l’impegno della Rete a favore dei poveri si è esteso in altri Paesi, a cominciare dall’America Latina, oppressa negli anni ’60 e ’70 da feroci dittature. Gli impegni principali degli aderenti alla Rete Rsdié Resch sono l’autotassazione, come segno di “restituzione” di quanto il Nord del mondo continua a rapinare ai vari Sud, la controinformazione e la lotta politica per cambiare qui le strutture di ingiustizia che causano la povertà in gran parte del mondo.
Questa militanza di Carla è entrata subito in sintonia con l’impegno di persone come Luciana Castellina, Valentino Parlato, Lucio Magri, Luigi Pintor, Rossana Rossanda che stavano dando vita al manifesto.
Mauro Paissan, trentino come Carla Grandi, conserva «una bellissima memoria della sua figura, perfino della sua voce, dei suoi contributi, della sua vicinanza al manifesto, giornale per cui ho a lungo lavorato. E, paradossalmente, della nostra comune “trentinità”». «Io associo la sua personalità a quella di Lidia Menapace – dice Paissan – : traiettoria simile, anche se approdi culturalmente e politicamente in parte diversi. Carla ha compiuto scelte nette e le ha gestite nel corso dei lunghi anni con pazienza, costanza e modestia. Non dimentico gli aiuti anche economici che offrì a quel nostro povero giornale. Doni sempre avvolti nel silenzio. Il suo esempio rimane luminoso. A me rimane un po’ di rammarico nel non aver potuto salutarla».
Italiano






