L’eredità della Resistenza: parole e immagini dal Fondo Giolitti
In occasione della Festa della Liberazioneproponiamo una selezione di immagini e un testo tratti dal Fondo Antonio Giolitti, conservato presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso.
Antifascista e partigiano, Antonio Giolitti viene arrestato nel 1941 dalla polizia fascista per attività eversiva. L’8 settembre si trova a Cavour. Qui aveva già stabilito accordi con Pompeo Colajanni per costituire una formazione partigiana (poi brigata e divisione «Garibaldi», dislocata tra la Val Pellice e la valle Varaita), formata prevalentemente di soldati, sottoufficiali e ufficiali di stanza a Pinerolo, che Giolitti raggiunge nei giorni seguenti sul vicino Monte Bracco, venendone in seguito nominato dal PCI commissario politico. Nel maggio 1944, con lo stesso incarico, viene trasferito alla brigata «Garibaldi» sita nelle valli di Lanzo. Come già con la precedente brigata partecipa a numerose azioni di guerriglia partigiana. Nel settembre 1944, gravemente ferito in battaglia, è costretto a sospendere la sua attività di comandante partigiano. Tornerà in Italia nell’aprile del 1945. Con il ritorno della democrazia viene nominato membro della Consulta e nel 1946 viene eletto nell’Assemblea costituente nelle liste del Partito comunista.Antonio Giolitti tornerà in questi termini sul valore dell’anniversario della Liberazione:
«La ricorrenza annuale del 25 aprile non è l’occasione per una sempre più stanca ripetizione di omaggi oratori a ciò che la Resistenza è stata, bensì deve essere ed è un richiamo solenne e costante a ciò che per noi è oggi la Resistenza. Perciò parliamo di “eredità”: di un patrimonio, cioè, che oggi noi come eredi – anche se ieri ne siamo stati, ciascuno per la sua parte, gli artefici – abbiamo la responsabilità di amministrare, di rendere produttivo». 16 aprile 1966




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