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Home | Scuola per la buona politica | Edizione 2009

Edizione 2009

 

Programma

Gli incontri di studio del 2009

1. Élites, classi dirigenti e rappresentanza nell’Italia repubblicana (giovedì 22 gennaio, ore 14,30 -19)

La consapevolezza che nei primi anni ’90 si sia verificata una cesura nel sistema politico italiano è ampiamente diffusa, come dimostra l’uso del termine di Seconda Repubblica per segnalare la svolta intervenuta con Tangentopoli. Da che cosa derivano però l’insoddisfazione che proviamo oggi per questa stessa definizione e l’impressione che il mutamento abbia riguardato in questi anni sfere ben più ampie – di tipo sociale, culturale, generazionale – di quelle toccate dalle riforme politico-istituzionali? Un segnale importante di questa difficoltà a collocare i problemi che oggi affliggono la nostra democrazia in un percorso storico, in un quadro di insieme nazionale è l’assenza di sintesi storiche per l’ultimo ventennio. Furono invece numerose le "storie dell’Italia repubblicana" fino ai primi anni ‘90, tutte imperniate sul ruolo storico e costituzionale svolto (anche se in maniera sempre meno limpida) dai partiti e dai sindacati nel garantire la circolazione della domanda politica, il rinnovarsi generazionale nelle élites dirigenti, la comunicazione culturale, la trasmissione storica.

Evidentemente sono tuttora aperti interrogativi importanti per le sorti della Repubblica che impediscono un quadro di sintesi, e su di essi intendiamo soffermarci. Dove si collocano gli snodi di un possibile rinnovamento democratico: a livello locale? in movimenti single issued? Attraverso un sistema di reti che sostituisca le contrapposizioni base-vertice? Come e dove si seleziona la classe dirigente? Come garantire l’accesso alla competizione in un sistema liberale e democratico funzionante? Come garantire però, allo stesso tempo, i diritti essenziali inscritti nella Costituzione per tutti i cittadini, come la scuola, la salute, la libertà d’impresa e di movimento, in territori bloccati da organizzazioni criminali? Come impedire che prevalgano forze centrifughe, in senso municipalistico e corporativo?

Relazioni: Giuliano Amato, Mariuccia Salvati, Carlo Carboni

Discussione

Coordina: Chiara Giorgi

 

2. La democrazia nell’età della globalizzazione (giovedì 26 febbraio 2009, ore 14,30 -19)

Uno degli aspetti più controversi e più discussi della globalizzazione odierna è il rapporto tra economia e politica. Emerge una crescente debolezza della politica rispetto all’affermazione del potere economico. Quale ruolo giocano le multinazionali e i mercati finanziari e come interpretare la crescente autonomizzazione della sfera economica da tutte le altre sfere? Come cambiano i processi di aggregazione sociale e le forme della partecipazione? La democrazia è spinta a ridefinirsi nell’intreccio tra forme locali di partecipazione e relazioni sopranazionali di organizzazione economica. È in atto un profondo cambiamento del paradigma economico, visibile soprattutto nelle trasformazioni che caratterizzano la nuova ondata di innovazioni scientifiche e tecnologiche, la dinamica della produttività, il rapporto tra servizi e industria manifatturiera tradizionale, l’equilibrio tra servizi alla persona, servizi alla collettività, servizi al territorio, l’emergere - consentito anche da grandi spostamenti migratori di popolazione e di manodopera a basso costo - di forme di "economia servile". Ma quali sono i problemi che queste trasformazioni pongono alla democrazia, alle forme e ai contenuti della cittadinanza e alle tecniche governamentali odierne?

Relazioni: Paolo Bosi, Elena Paciotti, Enrico Pugliese

Discussione

Coordina: Laura Pennacchi

 

3. La vita e la politica (giovedì 26 marzo 2009, ore 14,30-19)

L’attuale rivoluzione tecnologica presenta alcune caratteristiche che la rendono per molti versi straordinaria. A partire da Galileo e Bacone, trasformazioni analogamente profonde erano accompagnate da quadri interpretativi che poi sono diventati le fondamenta del mondo moderno. Oggi l’innovazione tecnologica getta scompiglio in campi che investono direttamente ognuno di noi, a partire dalle idee fin qui più condivise sulla vita e la natura umana. È un processo trasversale che coinvolge discipline e approcci culturali diversi, anche se assai diversificate sono le risposte di volta in volta offerte. C’è chi propone una sorta di "costituente antropologica" e chi punta alla creazione di nuovi "cantieri" delle regole destinate a far fronte a questa vera e propria emergenza. Risposte un tempo capaci di unificare campi diversi come utilitarismo e personalismo appaiono oggi insufficienti e sul piano interpretativo e sul piano politico, e diviene sempre più urgente riflettere su quale possa essere oggi una buona politica (e non una politica buona!).

Relazioni: Roberto Ciccarelli, Elena Pulcini, Amedeo Santosuosso

Discussione

Coordina: Gabriella Bonacchi

 

4. Innovazione scientifica e democrazia (giovedì 16 aprile 2009, ore 14,30-19)

La grande utopia del passaggio dall’amministrazione degli uomini all’amministrazione delle cose è ricorrente specie nella storia degli ultimi tre secoli. Ma oggi sta avvenendo qualcosa di nuovo? Sembrerebbe che, per la prima volta nella storia dell’umanità, una straordinaria rivoluzione tecnologica sia in corso senza che essa sia stata preceduta da un’analoga rivoluzione scientifica che offra categorie, parametri, metafore, lessici per interpretare quello che accade. La mutazione ha aspetti che pongono perfino una questione antropologica. I paradigmi epistemologici sono sollecitati a ridefinirsi. Quali implicazioni tutto ciò ha sui processi democratici? L’accumulazione spasmodica delle informazioni, la velocità della loro circolazione, l’interdipendenza dei processi, piuttosto che formare cittadini più informati e consapevoli, lasciano sul campo smarrimento, disagio, solitudine. La disponibilità sempre più crescente e differenziata di mezzi modifica l’agire politico e ridisegna i confini della cittadinanza. Si assiste a una crisi profonda della mediazione sociale tradizionale che mette in discussione, o sembra determinare, la scomparsa dei mediatori collettivi, partiti e sindacati, e della stessa rappresentanza moderna. Bisogna riflettere su come possano le nuove tecnologie, che investono tutte le forme e i mezzi di comunicazione, produrre un circuito virtuoso piuttosto che erosivo della democrazia.

Relazioni: Flavia Zucco, Marcello Cini, Raffaele Simone

Discussione

Coordina: Giancarlo Monina

 

5. Meriti, talenti, bisogni, diritti (giovedì 28 maggio 2009, ore 14,30-19)

Cosa può fondare oggi una teoria delle giustizia per una cittadinanza egualitaria? Si parla molto di merito, nella società italiana più che in altre società. Perché? Quali sono le nozioni specifiche e le nozioni "altre"che si sottendono nel rivendicare il ruolo del merito? Da parte di alcuni si avanza la pretesa di riscoprire il merito in termini di principio chiave del liberalismo. Ma i grandi filosofi liberaldemocratici – a partire da Rawls (che considera anche i talenti e il merito in gran parte frutto della lotteria del caso) – sarebbero d’accordo? D’altro canto, un conto è affermare una nozione di eguaglianza di opportunità che fa leva sul merito come possesso di competenze e sostiene il diritto di ciascuno, a prescindere dalla famiglia d’origine, di sviluppare le proprie abilità e di poter competere, da una posizione di pari eguaglianza, per l’accesso alle diverse posizioni di vantaggio. Un altro è legittimare, in quanto derivanti dal merito, tutte le ineguaglianze economiche che potrebbero essere associate ai meriti o, addirittura, al gioco di mercato, nonché ridurre l’eguaglianza di opportunità alla mera versione meritocratica. Radicalmente diverse sono le implicazioni in termini di diritti fondamentali di cittadinanza, di regolazione dei mercati e di legittimazione della tassazione e della redistribuzione.

Relazioni: Lorenzo Sacconi, Elena Granaglia, Loredana Sciolla

Discussione

Coordina: Gabriella Turnaturi

 

6. La costituzionalizzazione della persona: dal secondo dopoguerra alla Costituzione europea (giovedì 18 giugno 2009, ore 14,30-19)

Dagli orrori della seconda guerra mondiale e dell’Olocausto emerge in Occidente una nuova cultura dei diritti, che riesce a rifondare il diritto internazionale, imperniato sull’ONU, a costruire una giustizia penale internazionale e ad affermarsi nella Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948. Un nuovo giusnaturalismo affranca i diritti inalienabili degli individui dal monopolio dell’ordine giuridico da parte dello Stato-nazione. L’autonomia dell’individuo, la moltiplicazione dei diritti (la libertà "dalla paura e dal bisogno" della Carta atlantica), il superamento della sovranità statale trovano in Europa il terreno sul quale radicarsi. Dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950 si sviluppa il sistema di garanzia dei diritti del Consiglio d’Europa. Dalla istituzione della Comunità Economica Europea nel 1957 si sviluppa il complesso percorso dell’integrazione europea, che dalla unificazione del mercato passa al riconoscimento dei diritti fondamentali propri delle "tradizioni costituzionali comuni" e quindi alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in un tormentato processo di "costituzionalizzazione" dell’Unione europea ancora incompiuto. Il provvisorio risultato raggiunto – continuamente messo a rischio dall’attacco ai diritti portato dalla rilegittimazione delle guerre, dalle ideologie securitarie e xenofobiche e dalle logiche del mercato capitalistico – è comunque significativo. La garanzia dei diritti fondamentali è affidata a un sistema multilivello, che muta il ruolo stesso dei giudici. Inalienabilità, universalità, inscindibilità caratterizzano ora in Europa un ampio catalogo di diritti (condensato nei capitoli dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, giustizia) che spettano a tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla condizione di cittadini e anche con riferimento ad aspetti della vita materiale, culturale e relazionale, dai rapporti familiari alla realtà corporea. È dunque lecito parlare di passaggio dal soggetto alla persona e di costituzionalizzazione della persona.

Relazioni: Maurizio Fioravanti, Stefano Rodotà, Nadia Urbinati

Discussione

Coordina: Giuseppe Bronzini

 

 

 

 

     

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