Gli incontri di studio del 2008
1. Cittadinanza, identità, riconoscimento (giovedì 24 gennaio 2008, ore 14-19)
Il ruolo di una cittadinanza attiva e partecipata è andato cambiando nel corso della storia recente non solo oggettivamente, ma soprattutto per il senso che ad essa attribuiscono i soggetti. Dal piano strettamente giuridico- politico il dibattito ed i conflitti investono sempre di più il piano culturale. Ciò che si richiede alle istituzioni, alla politica e alle politiche, è il riconoscimento delle diversità, il rispetto delle persone nelle loro individualità e capacità. Al tempo stesso il manifestarsi del "diventare persone", nella pluralità delle sue componenti, retroagisce sulle istituzioni, sui confini pubblico/privato, sull’articolazione della "sfera pubblica". Questa nuovissima richiesta di rispetto e riconoscimento investe soprattutto il livello delle pratiche sociali ed interazionali nella vita quotidiana. L’estensione dei diritti di cittadinanza sul piano strettamente formale non è più ritenuta sufficiente se non accompagnata dal rispetto della persona in tutta la sua complessità. Ad esempio, le politiche di assistenza e di welfare devono tener conto del rispetto della dignità della persona e non possono dare luogo a forme di erogazione che comportino il disconoscimento di questa dignità. Così come l’estensione dei diritti di cittadinanza non può essere limitata ai diritti formali, ma deve puntare a far sì che i nuovi soggetti immessi nell’ arena pubblica vengano pienamente riconosciuti attraverso pratiche e trattamenti egualitari sul piano sostanziale. Accanto a questa nuova sensibilità sui diritti si è sviluppata una rinnovata attenzione per la "sfera pubblica", come luogo in cui i cittadini esercitano l’autonomia politica, articolano esigenze e bisogni, fanno maturare nel confronto discorsivo le proprie concezioni etico-politiche. Nella sfera pubblica possono aver luogo processi di apprendimento collettivo, ma anche fenomeni di degrado della cultura politica, come si è mostrato soprattutto in anni recenti. Da qui l’esigenza di pensare una "politica della sfera pubblica", che si interroghi su come tutelare la qualità discorsiva dei processi collettivi di formazione dell’opinione e della volontà.
Introduzioni: Pietro Costa, Walter Privitera
Seminario: Gabriella Bonacchi, Antonella Besussi
2. Passioni, emozioni, felicità e "sfera pubblica" (giovedì 21 febbraio 2008, ore 14-19)
L’irruzione del mondo emozionale, ad iniziare dalla metà degli anni sessanta, ha portato alla ridefinizione sia del privato che del pubblico, soprattutto grazie ai movimenti delle donne e a quelli antiautoritari, svelando la natura pubblica di molte tematiche che venivano ritenute esclusivamente private (divisione dei ruoli sessuali, violenza domestica, aborto, legami familiari, ecc.) e richiedendo pratiche e politiche adeguate a questa ridefinizione. Al tempo stesso coltivare emozioni e passioni civili - quali l’ indignazione per le ingiustizie, la preoccupazione per le generazioni future, "l’ illuminato amore di sé" – si è rivelato la fonte di nuovi tipi di mobilitazioni, di movimenti e di conflitti, i quali hanno portato all’ attenzione pubblica la richiesta di rispetto e di affermazione della dignità della persona. Anche in economia si è manifestato un crescente interesse per criteri, come la "felicità", in grado di rendere maggiormente conto della complessità dei fattori da cui dipende il "ben-essere" delle persone (accendendo perfino l’illusione che la felicità possa costituire un criterio sostitutivo della giustizia sociale per dirimere eventuali conflitti tra valori come uguaglianza e libertà). D’altro canto negli ultimi anni il proliferare dell’attitudine emozionale ha prodotto, insieme ad una mercificazione delle emozioni, un’invasione da parte della sfera privata del discorso pubblico e della sfera pubblica, generando una privatizzazione del pubblico, un azzeramento dell’argomentazione razionale e una strisciante e pervasiva passivizzazione della cittadinanza, la quale viene sempre più esposta a varie forme di manipolazione soprattutto attraverso la comunicazione politica e mediatica. In questo seminario vogliamo provare ad analizzare il giusto ruolo delle emozioni nella sfera pubblica, sottolineando al tempo stesso i pericoli insiti in una deriva culturale e politica che, piuttosto che valorizzare le emozioni, le mercifica e ne fa strumento per annullare ogni confine fra sfera pubblica e sfera privata.
Introduzioni: Gabriella Turnaturi, Maurizio Franzini
Seminario: Lea Melandri, Chiara Giorgi
3. Opulenza e nuove disuguaglianze (giovedì 20 marzo 2008, ore14-19)
Gli ultimi decenni hanno registrato un incremento significativo delle disuguaglianze economiche, dei redditi e della ricchezza all’interno dei paesi più ricchi. Rispetto al confronto fra paesi ricchi e paesi poveri, i dati sono, invece, più incerti. L’entità del divario resta, ad ogni modo, profonda. Anche limitandosi ai paesi più ricchi, molte sono le questioni da approfondire. Emerge con crescente chiarezza che la povertà è una condizione estrema di disuguaglianza, che la disuguaglianza interessa anche la parte centrale (i cosiddetti ceti medi) della articolazione sociale, che al top della distribuzione migliora talmente la condizione dei già benestanti da dare luogo a vere e proprie forme di opulenza. Ma quali sono oggi i soggetti a maggior rischio di trovarsi nella parte più bassa della distribuzione e quali i soggetti con le maggiori aspettative di trovarsi nella parte più elevata? Esiste o meno una corrispondenza fra i dati "oggettivi" di disuguaglianza (tutte le misure di disuguaglianza hanno, comunque, una componente normativa) e le percezioni diffuse nella popolazione? Ancora, quale peso attribuire alle diverse possibili cause alla base delle dinamiche inegualitarie, dalla globalizzazione al passaggio all’economia post-fordista, dal cambiamento demografico ad una diminuita capacità/volontà degli stati sociali di redistribuire? Infine, reddito e ricchezza sono approssimazioni inevitabilmente carenti del benessere individuale. A quale concezione di benessere, però, rivolgersi? Ad una concezione di standard di vita come opportunità di accedere ad alcuni funzionamenti ritenuti per tutti centrali (come essere istruiti e curati) oppure, secondo quanto in molti auspicano, ad una concezione in termini addirittura di felicità? Se si considerano indicatori di quest’ultimo tipo, quale è la corrispondenza con la dinamica della disuguaglianza economica?
Introduzioni: Elena Granaglia, Nicola Negri
Seminario: Andrea Brandolini, Michele Raitano
4. I beni comuni nella globalizzazione (giovedì 17 aprile 2008, ore 14-19)
Le logiche asimmetriche e disugualitarie con cui avanza la globalizzazione hanno forti ripercussioni sui beni comuni, sia che essi siano trattati come global commons o come creative commons, sia che riguardino beni comuni pubblici "statali" o beni comuni pubblici "non statali", sia che si definiscano su base locale o su base nazionale o su base mondiale. L’esplosione della povertà mondiale – i poveri assoluti sono oggi circa tre miliardi – i cambiamenti climatici, la penuria d’acqua, il rischio di scomparsa di molte specie vegetali e animali fanno dei beni/servizi comuni la maggiore sfida che grava sulle società umane per la sopravvivenza stessa della vita sul pianeta. Si pongono molteplici problemi, dalla prevenzione dell’esaurimento dei beni comuni, al mantenimento della loro qualità originaria, all’accesso universale, alla difesa della proprietà comune, al controllo democratico sulla loro destinazione d’uso e sulla loro gestione. Il che rende urgente una riflessione sulle politiche di governo da attuare. Diversi sono i temi al riguardo sui quali troppo debole appare la sensibilità dell’opinione pubblica e del mondo politico. Innanzitutto si pongono questioni di politica istituzionale: può essere sufficiente una governance senza government ? A quali livelli di governo e sulla base di quali procedure affidare le scelte in materia di beni comuni? Inoltre si pongono innumerevoli questioni relative al contenuto delle singole politiche: da quelle più modeste, benché cruciali, relative alla valutazione comparata dei diversi sistemi di regolamentazione/tassazione/introduzione di "quasi mercati", a quelle più complesse relative alla compatibilità o meno dell’estensione ai paesi in via di sviluppo dei modelli di crescita tipici dei paesi industriali avanzati.
Introduzioni: Franco Cassano, Maria Rosaria Ferrarese
Seminario: Gianni Tognoni, Catia Papa
5. Massificazione dei mezzi di comunicazione e democrazia (giovedì 29 maggio 2008)
Nel corso del Novecento si è realizzata una rivoluzione tecnologica e culturale del sistema dei media che, in stretta relazione con l’affermazione della società di massa, ha reso sempre più dominanti e problematici i processi comunicativi che plasmano le percezioni e i comportamenti individuali e collettivi. Il sistema dei media, elemento fondante della sfera pubblica, si presenta oggi come una opportunità e insieme un pericolo per i processi di affermazione e di consolidamento della democrazia. Da una parte come prezioso strumento di diffusione delle informazioni e di principi organizzativi di rete per una democrazia partecipativa, dall’altra come rischio di controllo e di manipolazione, all’insegna della disuguaglianza e di un individualismo omologato sui segni del consumo. La società dell’informazione sembra spesso una società della confusione anche perché la sovrabbondanza delle informazioni si accompagna alla carenza di strumenti e metodologie con cui sottoporle a verifica e a controllo. La creazione di grandi imperi mediatici, la pervasività della videocrazia, la spettacolarizzazione mediatica delle relazioni pubbliche e private, la manipolazione dei linguaggi, rendono più complesso il funzionamento della democrazia. In che modo l’apparizione e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa ha rimodellato i luoghi e le forme della politica e ha ridisegnato i confini della democrazia? Quali le forme che minacciano la sua sopravvivenza? E quali, invece, le nuove opportunità per il suo concreto esercizio? Un crinale sottile, intessuto di rischi e di potenzialità, di possibili guadagni e di perdite, lungo cui si attesta l’attuale sistema integrato dei media. Un sistema che, con le recenti innovazioni in termini di dispositivi, strutture e tecnologie (dalla convergenza all’interattività, dalla realtà virtuale alla rete), è divenuto una vera e propria estensione della nostra quotidianità. Un "luogo" che chiede di essere attraversato con attenzione e disincanto, senza adesioni preventive al partito degli apocalittici o a quello degli integrati.
Introduzioni: Franco Rositi, Giovanna Grignaffini
Seminario: Giancarlo Monina, Enrico Giovannini
6. Sovranità, sovranazionalità, istituzioni internazionali (giovedì 19 giugno 2008, ore 14-19)
Delle tante questioni che si pongono quando si vogliano capire le varie dimensioni della globalizzazione, e come esse influiscano sulla vita delle imprese, i lavoratori, le istituzioni pubbliche, cruciale è il destino degli stati nazione a fronte della crescita del potere di soggetti economici transnazionali e dell’avanzata di soggetti politici diversi dagli stati territoriali. In molti ambiti la mondializzazione tende a sostituire allo stato altri soggetti istituzionali, spostando funzioni di governo verso l’alto (istituzioni sovranazionali e internazionali) e verso il basso (istanze territoriali di vario livello). A ciò si aggiungono fenomeni assai significativi di spostamento di potere e capacità decisionale dal settore pubblico al settore privato. Soggetti economici transnazionali condizionano non solo la disciplina dei loro settori di intervento (con il rinascere della cosiddetta lex mercatoria), ma anche l’agire quotidiano dei poteri pubblici, fin nelle loro attribuzioni più tipiche. In discussione non vi è dunque solo una diversa articolazione del potere pubblico, ma anche la determinazione del suo ambito, e dunque, dei confini tra il diritto e la politica da un lato, l’economia dall’altro. Il processo dell’unificazione europea rappresenta un evento di portata storica, ma si muove oggi tra crescenti difficoltà istituzionali. Rischia così di arrestarsi lo sviluppo verso un adeguato assetto costituzionale. Il crollo del Muro di Berlino aveva suscitato grande aspettative, prima tra tutte quelle che dalle ceneri della Guerra Fredda potesse sorgere un’organizzazione internazionale più attenta ai bisogni dello sviluppo e alle regole della convivenza pacifica tra gli stati. Le vicende di questi anni hanno bruscamente riportato ad una realtà diversa, caratterizzata dalle crescenti tensioni e dall’aumento dei conflitti. In discussione è il ruolo del sistema di governo globale, a cominciare dalle Nazioni Unite e, ancor più radicalmente, dallo stesso diritto internazionale. Rispetto a tutti questi fenomeni le categorie classiche del pensiero politico e giuridico necessitano di un profondo ripensamento. Gli scenari attuali presentano molti rischi per le sorti della democrazia rappresentativa, ma aprono anche prospettive nuove. E’ possibile che negli spazi giuridici sovranazionali (a cominciare da quello europeo) si sviluppino nuove forme di partecipazione sociale e politica? E’ possibile un diritto internazionale che difenda la sovranità popolare, regoli e controlli i nuovi poteri transnazionali non statuali, promuova principi di legalità globale? E’ possibile che la circolazione dei modelli giuridici permetta la nascita di nuove forme di diritti e di garanzia e la loro espansione in altre aree del mondo?
Introduzioni: Maurizio Fioravanti, Luigi Ferraioli
Seminario: Cesare Pinelli, Valentina Bazzocchi