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1848

 
 

Milleottocentoquarantotto

1. Popolo e classe

Il ’48 italiano fu preparato e accompagnato da un gran numero di pubblicazioni in tutte le città che tocco: da Palermo, sede dei primissimi moti dell’anno, a Venezia che avrebbe resistito più di tutte le altre repubbliche rivoluzionarie. A differenza della stampa del periodo precedente, questi giornali mettevano in forte evidenza la «questione sociale»”, come aspetto essenziale della vita e motore di energica attività riformatrice. In essi l’idea di nazione e quella ancora emergente di classe apparivano comunque perfettamente conciliabili.

 

2. Tornano i giacobini?

Come i rivoluzionari dell’89 avevano «vestito i panni degli antichi rimani», così il Quarantotto francese assunse a modello i protagonisti del primo rovesciamento della monarchia. Rinacquero le antiche testate, dall’«Ami du peuple» al «Père Duchêne». Rinacquero i club. E la fazione parlamentare della sinistra riprese l’antico e orgoglioso nome di Montagna. Ma il conflitto politico assumeva forme nuove e nuovi protagonisti, con la ribellione operaia delle giornate di giugno.

 

3. Il Quarantotto e la memoria

Le ribellioni del 1848 fecero nascere in Italia anche alcune testate innovative, come la fiorentina «Il popolano», con la sua varietà informativa e cronicistica, e la napoletana «L’arlecchino», un foglio satirico caratterizzato dalla grande cura grafica. In Italia, come in Francia, il Quarantotto fu una rivoluzione «illustrata», anche grazie alle nuove tecniche tipografiche, e si sarebbe impresso nella memoria storica anche con le sue immagini.


     

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