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Il Conciliatore

Un periodico risorgimentale del profondo nord
 
Noto come “foglio azzurro” per la coloritura azzurrina delle sue pagine, “Il Conciliatore” nacque a Milano il 3 settembre 1818 ed ebbe una vita intensa ma breve: il 27 ottobre 1819 è infatti la data di uscita del suo ultimo numero. Fondato da Luigi Porro e Fedele Confalonieri, annoverava tra i redattori più assidui innanzitutto Silvio Pellico e personaggi all’epoca assai noti come Ludovico Di Breme, Pietro Borsieri, Giovanni Berchet, Ermes Visconti, Giandomenico Romagnoli. A contraddistinguere il gruppo redazionale era, oltre ad una generale sensibilità alle influenze culturali della Francia, dell’Inghilterra, della Svizzera, l’appassionata ammirazione per madame de Staël e il disprezzo profondo per il carattere chiuso e provinciale della cultura preunitaria. «L’Italia – scriveva Ludovico di Breme - ha bisogno per risorgere, per intimidire i suoi carnefici, di conoscere l’immenso vero che raggia in Europa».
Il giornale ebbe una lunga gestazione, e nacque soltanto dopo alcuni fallimenti, come il “Il Messaggero delle Alpi”, una testata abbandonata proprio per facilitare la nascita de “Il Conciliatore”. Le ambizioni politiche dei redattori si trincerano dietro il carattere moderato del sottotitolo: un “Foglio scientifico-letterario” che cerca di apparire innocuo alle occhiute autorità governative. Ad alimentare il circuito redazionale, scrive Galante Garrone, erano elementi dell’aristocrazia lombarda e  «un gruppo di intellettuali per lo più provenienti dalle file della borghesia o piccola borghesia: uniti insieme da una visione moderna, europea dei problemi di civiltà, con una coloritura più o meno accentuata, ma in tutti percepibile di liberalismo. Il che poneva tutti I partecipanti all’impresa in latente conflitto con l’Austria». Subito dopo la sua uscita “Il Conciliatore” divenne l’organo di accese battaglie letterarie, come il permanente conflitto che opponeva i romantici ai classicisti de “La biblioteca italiana”. Come sempre, ma allora più che mai «le questioni letterarie assunsero ben presto un trasparente significato politico». Gli attacchi della stampa governativa e gli interventi della censura non tardarono a far sentire i loro lugubri effetti: con le energie fiaccate e il morale a pezzi la redazione decise infine di sospendere le pubblicazioni.
Del giornale, un organo divenuto classico della stampa risorgimentale, la Fondazione Basso possiede un esemplare completo.

     

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