Nata a Edolo nel 1906, morta a Milano nel 1996, Lisli Carini apparteneva a una famiglia valtellinese: “vengo
da un paese che ha vissuto fervidamente la Riforma. Il sangue dei miei avi, sacramente macellati, reclama ancora in me il libero esame”.
Studiò legge e si laureò all’università di Milano, dove conobbe Lelio Basso, con cui si sposò nel 1932. Dal matrimonio sono nati tre figli.
Pur condividendo le scelte antifasciste e il bisogno di libertà e di autentica democrazia che caratterizzavano l’attività politica di Lelio Basso, Lisli Carini preferì sempre seguire un percorso proprio, culturale e di impegno civile, non direttamente politico. Da questo atteggiamento scaturirono in un primo tempo le attività nel settore educativo, nell’organizzazione culturale, l’impegno nel Comitato italiano per il disarmo nucleare, di cui fu segretaria e animatrice sino al 1963.
Nel 1969 lasciò Milano (vi tornerà nel 1990) per stabilirsi a Roma, dove seguì da vicino le vicende che portarono alla costituzione della Fondazione Lelio e Lisli Basso. In questi anni si intensificò la sua attività di scrittrice, iniziata nel 1959 con la pubblicazione, per le edizioni Avanti, di Il sole sorge a ponente. Seguono nel 1974 La grande memoria (Cino Del Duca, Milano); Io-Tu (La Luna, Palermo 1988) e Cose mai dette (Il Mulino, Bologna 1995).
Il sole sorge a ponente (è la frase con cui ignari marinai giapponesi, 160 km a largo dell’atollo di Bikini, accolsero lo spettacolo sconvolgente dell’esperimento nucleare americano il 1 marzo 1954) riflette la passione dedicata all’iniziativa contro l’armamento nucleare. Un lavoro di documentazione, con ampie citazioni di fonti e testimonianze dettagliate, che l’autrice vorrebbe più complete (“metto quindi un freno al mio desiderio di citare ancora...”, p.35), intrecciato con letture di filosofi europei, scienziati americani, articoli di riviste e di giornali, soprattutto francesi e italiani.
Gli interessi di Lisli Basso andavano dalla cibernetica alla biotecnologia, alla comunicazione animale, alle malattie endemiche; i suoi temi preferiti riguardavano la società moderna o – meglio - l’uomo moderno, che deve urgentemente ripensare il mondo perché è incapace di controllare gli esiti delle sue ambizioni: spreco, violenza su popoli, gruppi, singoli. Una schiacciante potenza di mezzi e un’immutata ignoranza dei fini. Come risulta da La grande memoria, scritto quasi trent’anni fa, le sue preoccupazioni, i suoi pensieri, anticipavano la crisi morale dell’Occidente: “le masse che si affacciano oggi alla ribalta della storia, sobrie per antica necessità, sono portatrici di altri valori e di culture originali, in particolare di quei valori comunitari che l’uomo occidentale sembra aver perduto”.
Invece, Io-Tu e Cose mai dette hanno un taglio autobiografico, dove autobiografia significa culto, quasi, del vissuto in quanto accaduto. Dominano gli episodi emblematici, verso i quali l’autrice ha l’obbligo di renderli al meglio, col loro particolare alone: si tratti della frase pronunciata da un figlio bambino o di un momento d’ilarità nel cupo della guerra. Vera e propria memorialistica, che si nutre del senso di eccezionalità non della propria esistenza ma dell’esistenza.
Quanto al tema femminista, Lisli Carini ha voluto dare le sue risposte. Come per Sartre è l’antisemita che fa il semita, “allo stesso modo sono gli uomini che fanno le donne, con gli esempi che propongono, le donne che scelgono...” E come “la ragione, la matematica e la fisica non hanno razza”, allo stesso modo non hanno sesso.
In una lettera non datata (scritta presumibilmente intorno agli anni ‘60), Lelio Basso le scrive: “anche tu, sia pure per vie diverse, sei alla ricerca di una risposta ai problemi essenziali del nostro tempo”, e continua: “penso che se io riuscirò a realizzare, nella mia attività politica, questa conversione dal quotidiano all’essenziale, questo mi aiuterà anche a esserti più vicino e a sentirti più vicina. Che è quanto oggi desidero di più.” Il fatto che la Fondazione Lelio e Lisli Basso, nata nel 1973 dall’Issoco - Istituto per lo Studio della Società Contemporanea - porti il suo nome oltre a quello di Lelio, rappresenta il riconoscimento della sua peculiare visione della vita e della politica.