Le riviste del dopoguerra

Le riviste del dopoguerra

La grande maggioranza dei giornali di partito rinati dopo la guerra, dal «Popolo» democristiano alla «Voce repubblicana», ebbe una funzione essenzialmente «interna»di confronto fra le correnti e diffusione delle parole d’ordine dal vertice ai quadri. Dopo una prima fase di relativa vitalità, anche l’«Avanti!» seguì questa strada, mentre «L’unità» manteneva un suo considerevole spazio anche di pubblico grazie al gran numero di iscritti e militanti del partito di cui era organo. Una funzione di maggiore rilevanza, anche nello stimolare il confronto dei punti di vista, fu svolta dalle riviste: settimanali di commento e attualità come «Il mondo» e «L’espresso», riviste di partito ma aperte al dialogo culturale come (dopo il ’56) «Rinascita» e «Mondo operaio», riviste indipendenti ma di netta ispirazione democratica come «Il ponte». La chiusura dopo due anni del «Politecnico» di Elio Vittoriani e l’emarginazione di una rivista critica e duramente antistalinista come «Tempo presente» stavano però a ricordare che l’apertura del Pci al dialogo con la cultura si svolgeva entro limiti precisi.

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