Il filo rosso si interrompe? Futurismo e grande guerra

L’enigma del futurismo

A differenza di altri paesi, dove le avanguardie artistiche presero posizione al fianco dei movimenti democratici, in Italia la più innovativa corrente culturale del primo Novecento, il futurismo, assunse dapprima posizioni ambigue tra nazionalismo e un vago anarchismo, poi con la guerra scelse di schierarsi per l’intervento, e l’esito finale del suo maggiore protagonista, Martinetti, fu legato fino alla fine a quello di Mussolini. Ma il futurismo, non a caso collaboratore di avanguardie di altra ispirazione in diversi paesi, tra cui la Russia, intuì comunque alcune delle maggiori tendenze del mondo moderno, e la sua eredità resta una delle più ricche della cultura novecentesca italiana.

Il grande massacro

In molti paesi, la prima guerra mondiale produsse una dolorosa spaccatura nei movimenti socialisti, e anche nelle masse popolari, una parte delle quali dimostrò un attaccamento ai principi patriottici superiore agli ideali del socialismo o allo stesso cristianesimo. In Italia, fu una frazione minoritaria del socialismo che scelse l’intervento, unitamente ai futuristi e ai nazionalisti. Ma la resistenza alla guerra pose il socialismo italiano in condizioni difficili, nonostante le ribellioni operaie (Torino 1917) e la stessa insofferenza dimostrata negli ultimi anni del conflitto dai soldati al fronte.

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